Nei giorni in cui la legge sulla cosiddetta sindacalizzazione militare dovrebbe trovare il naturale sbocco verso la definitiva approvazione vorremmo condividere una riflessione con voi.
Qualche giorno fa ha trovato spazio su numerose testate la notizia dell’emanazione di circolare della dirigente del compartimento della polizia stradale della Lombardia.
In particolare nella stessa veniva “sconsigliato” l’attività d’inseguimento da parte degli operatori verso veicoli forzanti il posto di blocco.
La direttiva, troverebbe la propria finalità nella protezione sia degli operatori che degli utenti della strada e non vieta l’azione di polizia(come pubblicato nei giorni scorsi).
Verrebbe da chiedersi allora, solidarizzando sia con i colleghi della polizia che con la sigla che ha da subito stigmatizzato il documento – il SAP -, il motivo per il quale nella ormai “tristemente famosa” circolare N. 220009900/220.19 venga richiamata l’azione disciplinare, amministrativa e/o penale volta ad accertare eventuali conseguenze scaturenti dall’azione d’inseguimento.
Appara di fatti pleonastico qui riportare che chi si sottrae volontariamente ad un controllo di polizia lo faccia non per goliardia ma per evitare ben più spiacevoli conseguenze e che “annotare la targa, il tipo e il modello di auto, segnalare via radio a tutte le altre Forze di Polizia presenti sul territorio per il rintraccio dei fuggitivi” potrebbe concedere a chi non rispetta l’alt un immeritato vantaggio sulle richiamate FF.PP. interessate a mezzo radio e – non meno importante – rivelarsi solo uno spreco di tempo e di risorse.
Evitando qualsivoglia polemica ci sentiamo di condividere questa breve riflessione solo per evidenziare che per “servire e proteggere” bisogna agire con coscienza e chi ha deciso di indossare una divisa è richiamato quotidianamente ad agire con detto spirito.
Ribadendo la incondizionata solidarietà del SIBAS con i destinatari di questo poco incoraggiante ordine, non possiamo non considerare quanto sia sottile e fragile la soglia che separa la difesa del prossimo dalla difensiva dietro la quale il datore di lavoro potrebbe trincerarsi chiedendosi però: “chi rimarrebbe a farne le spese?”.

Di Sibas

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