Il 25 aprile è la data simbolo della liberazione da un regime che negava i diritti civili e sociali. Ogni italiano oggi festeggia i valori fondamentali della Costituzione: solidarietà, uguaglianza, libertà, tra cui anche la libertà sindacale.

La libertà sindacale per oltre settant’anni è stata negata ai cittadini in divisa, fino a quando nel 2018 i giudici costituzionali hanno cancellando l’anacronistico divieto di sindacalizzazione e mandato così in pensione l’inutile Rappresenta militare, che poteva discutere solo delle mele e delle pere a mensa.

Qualche giorno fa, però, il legislatore ha riportato le lancette dell’orologio dei diritti dei militari indietro di cinquant’anni. Infatti, ha varato una legge che impone alle associazioni sindacali le stesse limitazioni che aveva la Rappresentanza militare, con la differenza che i sindacati saranno a pagamento.

Pertanto, i cittadini militari oggi non hanno alcun motivo per festeggiare; essi festeggeranno il loro primo 25 aprile quando l’ordinamento delle Forze armate si sarà informato realmente -e non a chiacchierare- allo spirito democratico della Repubblica.

È veramente paradossale che proprio i militari che hanno dato la vita in guerre non lontane dai nostri ricordi per conquistare i diritti costituzionali, siano rimasti gli unici esclusi dalla fruizione di quei diritti.

L’Italia è e resterà la Patria del diritto ed è per questo che siamo certi che prima o poi il cambiamento avverrà anche per i cittadini in divisa, nell’attesa ricordiamo ed onoriamo chi ha dato per il proprio Paese il bene più prezioso, la vita.

Di Sibas

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