Qualche giorno fa si è appresa la notizia dell’arresto per corruzione di un ex ufficiale superiore, già Comandante di Corpo.
Siamo sicuri che quel militare riuscirà a dimostrare la sua estraneità ai fatti che gli vengono contestati, perché chi lo ha conosciuto ne parla molto bene.
Tuttavia, la vicenda offre lo spunto per una riflessione a più ampio spettro.
Se un comandante di Corpo venisse condannato per fatti gravissimi, insorgerebbero una serie di ulteriori problemi che mettono in discussione il benessere del personale che è stato alle sue dipendenze e si ripercuotono sull’efficienza e l’operatività del Corpo cui appartiene l’ufficiale.
Infatti, non tutti sanno che in ambito militare l’onore -inteso come complesso di virtù positive (quali onestà, lealtà, rettitudine, fedeltà, giustizia, imparzialità, correttezza, eccetera)- è una prerogativa dello status dei comandanti di Corpo[1]. Questo il motivo per il quale la loro azione di comando gode della più ampia discrezionalità (cioè, anche in assenza di solide motivazioni, possono trasferire, encomiare, sanzionare, abbassare o alzare le note caratteristiche ai loro dipendenti).
Si chiama specificità militare.
🔴L’enorme discrezionalità scaturente dalla presunzione succitata è come un “fuoco” che è in grado di scaldare chi è fedele e “bruciare” tutti gli infedeli.
È proprio quel fuoco che alimenta quelle che in gergo militare si chiamano “cordate”.
Nel caso in cui venisse condannato un Comandante di Corpo, dunque, andrebbero rimessi in discussione tutti gli atti amministrativi da lui firmati. Si pensi alle note caratteristiche abbassate, ai trasferimenti e agli encomi negati, alle sanzioni disciplinari comminate. Chi può escludere che quei provvedimenti siano stati emessi (o negati) per punire eventuali dipendenti che hanno una diversa idea di legalità?
E, di contro, si pensi alle note caratteristiche alzate, ai trasferimenti e agli encomi concessi, alle mancanze disciplinari perdonate. Come può escludersi a priori che che quei provvedimenti siano stati emessi dall’ufficiale per premiare coloro che avevano la sua stessa idea di legalità?
Andrebbe, in sintesi, rimessa in discussione la posizione di tutti i “trombati”, perché qualcuno di loro potrebbe aver pagato con la carriera la sua onestà e lealtà verso le istituzioni.
🔴 In un ordinamento nel quale l’onore è la prerogativa di una casta e ad essa necessariamente riconducibile, tutti gli altri vivono in una sensazione di perenne ingiustizia.
In un siffatto ordinamento, nel quale le repliche non sono consentite, A VOLTE LE PERSONE PER BENE SONO QUELLE CHE PAGANO IL PREZZO PIÙ ALTO.
In sintesi, è un grave errore, non privo di conseguenza a volte anche tragiche, l’aver oggettivizzato le virtù, che per loro natura sono soggettive (cioè, non dipendono dalla casta di appartenenza, ma dall’educazione che ha ricevuto un determinato individuo).
Nota Per un approfondimento su questo punto, leggi


“LEGGI E SCARICA UN CONTRIBUTO SULLA SPECIFICITÀ MILITARE”

Di Sibas

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